Barbara Pietrasanta espone prevalentemente opere recenti, che offrono uno
spaccato significativo del suo lavoro nel corso degli ultimi anni.
Nel ciclo Awakening, avviato un decennio fa, è ancora predominante una componente intimista, che la porta a ritrarre una serie di donne colte nel momento del risveglio, in quell’attimo sospeso che intercorre tra il mondo estatico della notte e l’inesplorato sopraggiungere del giorno.
Nei cicli più recenti, in particolare a partire dai Naufraghi, che segnano un vero e proprio punto di svolta nella sua
pittura, l’attenzione si concentra sempre più sui problemi che attraversano la società contemporanea, dalle migrazioni al cambiamento climatico.
Affrontare tematiche di tale portata significa allargare l’orizzonte rispetto alla dimensione intima e introspettiva di
indagine sull’animo umano che ha sempre caratterizzato il suo lavoro.
Interrogandosi sul dominio dell’uomo sulla natura e sulle grandi problematiche della contemporaneità, Pietrasanta
lancia un grido di allarme contro i fenomeni globali che rendono fragile il nostro mondo e il nostro tempo, cercando però di individuare una chiave positiva, di speranza nel cambiamento.
Pur raffigurando spesso situazioni cariche di angoscia e apparentemente senza via d’uscita, nelle sue opere lascia emergere la forza di credere in una svolta, partendo sempre da una dimensione interiore, imprescindibile anche
nell’affrontare problemi di interesse generale. Le protagoniste assolute dei suoi dipinti sono donne, spesso sofferenti, livide e segnate, ma mai vinte o sopraffatte: sono sopravvissute, come lei stessa le definisce, che, per quanto sole e fragili, incarnano la resilienza, il coraggio di non farsi travolgere dalle vicissitudini della vita e la speranza in una svolta positiva, nella sfera intima e personale, così come in una dimensione più ampia e collettiva. Queste donne sono lo specchio della fragilità umana di fronte al pericolo di un naufragio, sia reale che metaforico, e della vulnerabilità rispetto alle forze estreme della natura, ma anche di fronte alle ingiustizie della società contemporanea.
Anche se sferzate da un vento incessante, minacciate dalla siccità e rimaste sole, accovacciate su sé stesse, seminude e inermi, le donne ritratte da Pietrasanta sembrano trovare la forza di resistere e di lanciare un grido contro il cambiamento climatico, contro la solitudine, contro l’indifferenza.
I relitti delle navi, le sagome rinsecchite degli alberi battuti dal vento, gli spazi vuoti e indefiniti della solitudine e dell’abbandono sono le quinte teatrali in cui queste donne mettono in scena un racconto fatto di vuoto e di ansie esistenziali, il cui epilogo non è però ancora scritto, ma si apre al cambiamento e alla speranza.
L’acqua, elemento ricorrente nei suoi dipinti, non è solo sinonimo di naufragio, ma si può anzi trasformare in un elemento rigenerativo, così come il vento non è solo quello che sradica alberi e semina distruzione, ma si può tramutare in un soffio di speranza, che, in opere come Altrove, apra possibili vie d’uscita.
La limpidezza e il nitore che caratterizzano le sue tele, solo in parte velate dal vento e dagli agenti atmosferici, si
sposano con una gamma cromatica che alterna toni tenui e delicati, spesso giocati su sfumature grigie e blu, a tonalità più livide e acide, senza dimenticare gli impasti densi e tetri di opere come Blackdance: tutte scelte cromatiche ben lontane dalla pittura viva e squillante, di ascendenza pop, di un tempo.
Osservando le sue tele, ciò che più colpisce è la capacità di coniugare una pittura di denuncia dei grandi mali del nostro tempo con un linguaggio più intimo e raccolto, che scava nelle ansie e nei vuoti dell’animo umano, facendo convivere indagine psicologica e forza evocativa, messaggio politico-sociale e riflessione interiore.
Dalla testo critico di Luca Cavallini per il catalogo della mostra “Se” realizzata al Museo della Permanente di Milano